Ambiti di Intervento

Ansia

L’ansia è una combinazione di emozioni tra cui la paura, ma anche disagio, rabbia, timidezza, vergogna, senso di colpa e eccitazione.
In filosofia è stata descritta come una condizione imprescindibile per l’essere umano, in quanto legata alla consapevolezza, che egli ha della propria fragilità.
I termini ”ansia” e “angoscia” sono essenzialmente assimilabili da un punto di vista etimologico, infatti, entrambi derivano dal latino angere, che significa “angustia”, “stringere”, “strettezza”.
Alcune fasi o momenti particolari dello sviluppo sono per loro natura accompagnate da una temporanea condizione ansiosa.

Ne sono un esempio:

  • l’ansia di separazione o l’ansia dell’estraneo sperimentata dal bambino;
  • l’ansia in concomitanza di grandi cambiamenti esistenziali;
  • l’ansia in situazioni di minaccia per l’integrità fisica o di pericolo per il proprio ruolo sociale.

Depressione

Questa psicopatologia fa parte dei disturbi dell’umore e ha cambiato il suo volto nel corso degli anni, spostando il suo centro dal senso di colpa al senso di inadeguatezza: le persone che soffrono di depressione spesso non si sentono all’altezza delle aspettative degli altri e, più in generale, del contesto sociale in cui vivono.
Negli ultimi anni, anche grazie ad un progressivo miglioramento della situazione economica, si e’ assistito ad un graduale spostamento e dissipamento del limite e, come direbbe Bauman, la società, essendo sempre più “liquida”, ha fatto credere al singolo individuo che tutto sia possibile, che non ci siano più limiti, che le possibilità di scelta siano infinite.
Questo scenario ha portato, soprattutto negli ultimi anni ad una disistima di sé, ad una rabbia verso se stessi e ad una fatica esistenziale che ha generato e genera un forte vuoto di senso. Questo vuoto è diventato negli anni terreno fertile all’emergere di sintomi depressivi.

Attacchi di Panico

Nel Disturbo da Attacchi di Panico l’ansia è collegata ad Attacchi di Panico ricorrenti.
Un Attacco di Panico corrisponde ad un periodo preciso durante il quale, in assenza di vero pericolo, vi è l’insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati ad una sensazione di catastrofe imminente. L’attacco ha un inizio improvviso e perviene rapidamente all’apice (di solito in 10 minuti o meno).

Molto spesso durante l’attacco sono presenti sintomi cognitivi come paura di morire oppure di impazzire o di perdere il controllo, e sintomi fisici come palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o di soffocamento. Durante questi attacchi possono comparire tra l’altro fenomeni di depersonalizzazione (esperienza di avvertire sé stessi, la propria coscienza, come separati o ad un’ insormontabile distanza dalle proprie percezioni, azioni, emozioni o pensieri) e derealizzazione (l’esperienza di avvertire l’ambiente che ci circonda e i suoi abitanti come non abbastanza reali, un po’ come se si stesse vivendo un sogno in cui il mondo è privo di sostanza). Spesso è presente anche un desiderio urgente di fuggire dal luogo in cui sta sperimentando l’attacco di panico.

Disturbi Fobici

Il termine “fobia” descrive un vissuto che può avere diversi significati e che, essenzialmente può essere assimilato all’emozione della paura.

Alcune delle componenti della fobia sono: spiacevolezza, evitamento, sorpresa, stato di tensione ed immobilità, restringimento dell’attenzione (sia dello sguardo che dei pensieri) ad una parte limitata dell’esperienza…

La paura può influire in modo determinante sulla personalità, non solo per il potere inibitorio o scatenante sull’azione, ma per il potere di modificare i processi di pensiero, l’ideazione e la creatività. In questo senso, la persona che soffre di disturbi fobici tende a fissare la propria attenzione (non è libero) principalmente sulle situazioni e sugli aspetti ansiogeni della realtà, di cui ingigantisce la portata.

Disturbi della Personalità

Le persone che soffrono di Disturbi di Personalità presentano modalità di funzionamento rigide e disadattive: questo influisce sul loro modo di percepire, reagire e relazionarsi alle altre persone e agli eventi. Spesso le relazioni con i propri familiari, amici e colleghi di lavoro divengono difficoltose, insoddisfacenti e conflittuali. A causa di questo i soggetti affetti da disturbo di personalità vengono sistematicamente evitati. Una caratteristica fondamentale delle persone con disturbi della personalità è che spesso non sono consapevoli di soffrirne.

I principali disturbi della personalità, in base alle indicazioni del DSM-5, sono 10:

  • paranoide
  • schizoide
  • schizotipico
  • antisociale
  • borderline
  • istrionico
  • narcisistico
  • evitante
  • dipendente
  • ossessivo-compulsivo

Disturbi Ossessivo-Compulsivi

Il disturbo ossessivo – compulsivo è un disagio frequente e grave che può rendere molto difficile la vita a chi ne soffre e alle persone vicine. È caratterizzato da due sintomi predominanti: le ossessioni e le compulsioni. Le ossessioni sono pensieri, immagini, impulsi e idee che risultano indesiderate, intrusive e vissute come minacciose.

Le compulsioni sono comportamenti che il soggetto mette in atto in risposta alle ossessioni, nel tentativo di limitare l’ansia che queste provocano e/o di limitarne le conseguenze.
Nel disturbo ossessivo-compulsivo, lo spazio si restringe e, come in ogni esperienza d’ansia si fa molto stretto, angusto. Il mondo assale da ogni lato chi vive un’esperienza ossessiva e quindi il soggetto restringe lo spazio a quanto è controllabile e non contaminato.

<<Una persona ossessionata è una persona assediata, una persona che sente mancare lo spazio, che sente che le cose si stanno avvicinando troppo>>. (Muscelli e Stanghellini, 2008)

Problematiche di Coppia

La coppia è costituita da un IO e da un TU, ma non solo, vi è un elemento nuovo, il NOI, che deriva dall’interazione tra i due soggetti con le rispettive storie. La coppia dunque può essere vista come due mondi che si incontrano, con le loro rispettive storie personali e con la costruzione della storia della coppia stessa.

Quando, per motivi diversi (la nascita di un figlio, un cambiamento lavorativo…etc) nel corso degli anni vengono a mancare la giusta quantità di tempo e di cure da dedicarsi, ecco che allora possono insinuarsi le prime avvisaglie della crisi che arriverà a destabilizzare l’equilibrio raggiunto. A questo punto diviene fondamentale ritrovarsi, riconoscere i rispettivi bisogni e, anche attraverso il dialogo, colmare il vuoto che si è venuto a creare. 

Dipendenze Affettive

La persona che soffre di dipendenza affettiva dedica tutto sé stesso all’altro, vedendo nell’amore la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde quali “vuoti affettivi” dell’infanzia. Il partner assume il ruolo di un salvatore, diventa lo scopo dell’esistenza di queste persone e la sua assenza, anche temporanea, dà la sensazione al soggetto di non esistere. Chi è affetto da tale tipo di dipendenza si identifica con la persona amata. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse. I dipendenti affettivi sono ossessionati da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche e ritengono che occupandosi sempre dell’altro la loro relazione diventi stabile e duratura. Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere e a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità e, a causa della paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, si tende a negare i propri desideri e bisogni.

È possibile rintracciare una sorta di ambivalenza affettiva che è riassumibile nella massima del poeta latino Ovidio: “Non posso stare né con tè, né senza di te”. “Non posso stare con tè” per il dolore che si prova in seguito alle umiliazioni, maltrattamenti, tradimenti e quant’altro si subisce. “Non posso stare senza di te” perché è indicibile la paura e l’angoscia che si prova al solo pensiero di perdere la persona amata.

Problemi di Autostima

La parola autostima deriva appunto dal termine “stima”, ossia la valutazione e l’apprezzamento di sé stessi e degli altri.

Chi soffre di bassa autostima può ritrovare difficoltà nelle seguenti aree:

  • scarsa fiducia in se stesso e nel mondo
  • difficoltà ad ascoltarsi e ad individuare obiettivi realistici e coerenti con le proprie aspirazioni
  • tendenza a dipendere dagli altri per ciò che riguarda la definizione del valore come persona e delle capacita’
  • una ricerca continua del consenso degli altri, uno scarso spirito di iniziativa ed una scarsa disponibilità a rischiare
  • la mancanza di un progetto di vita personale
  • una vulnerabilità ai disturbi d’ansia e uno stile comportamentale passivo


La scarsa autostima può dipendere da tante cause, come delusioni amorose o lavorative, stress psicologico, difficoltà ad apprezzare il proprio corpo, bullismo. Anche le critiche eccessive da parte delle figure di riferimento, che nella maggior parte dei casi sono i genitori, influiscono nel generarla.

Problemi Affettivo Relazionali

I problemi affettivo-relazionali comprendono tutti quei disagi temporanei o duraturi che riguardano sia la sfera comunicativa, sia l’aspetto emotivo e affettivo. Possono interessare qualsiasi fascia d’età: bambini, adolescenti e adulti.

Le difficoltà relazionali si possono manifestare in diversi ambiti:

  • nelle relazioni interpersonali;
  • nelle relazioni di coppia;
  • nelle relazioni con la propria famiglia di origine;
  • nelle relazioni con i figli.


Questi disturbi sono vari e possono comprendere: stati di ansia, rabbia e aggressività, negativismo, iperattività, isolamento, comportamenti oppositivi e di rifiuto, depressione, apatia, insicurezza, scarsa autostima, timore di non essere all’altezza, problemi del linguaggio nei bambini e ritiro sociale.
Possono anche sfociare in sintomi psicosomatici (nausea, mal di stomaco, mal di testa, difficoltà nel dormire) o nevrotici come disturbi ossessivo-compulsivi.

Balbuzie

È un disturbo della comunicazione verbale caratterizzato da alterazioni del ritmo della parola, dette disfluenze. Il linguaggio diventa meno fluente e difficoltoso a causa di arresti, ripetizioni e prolungamenti involontari di un suono.

Riprendendo le parole del Dott. D’Erasmo Pietro (Centro Italiano Balbuzie PUNTO PAROLA), la balbuzie è essenzialmente:

  • FONAZIONE: il ragazzo che soffre di balbuzie avverte la sensazione di non poter controllare ciò che per gli altri è controllabile, ovvero la produzione delle parole.
  • EMOZIONE: la balbuzie è tensione emotiva, prima (ansia anticipatoria) – durante (sensazione di non riuscire a portare avanti il discorso) – dopo l’incidente verbale (frustrazione per non aver parlato o per averlo fatto balbettando)
  • RELAZIONE: “la balbuzie disturba, in chi ne è affetto, la sua presentazione sociale” (J.Sheehan). Da qui l’ansia sociale del balbuziente che induce a condotte di evitamento rispetto a situazioni e persone pur di evitare di balbettare.